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tecnologia

I cittadini come fonti di informazioni. L’inchiesta sulle Ads politiche di Facebook

La pubblicità con contenuti politici online sui social si diffonde come tutte le altre pubblicità raggiungendo il target specifico. In sostanza atterra laddove c’è un utente che sul social ha dimostrato interesse per un dato argomento. Questo significa che è visibile solo dal pubblico di destinazione. Per un giornale, per i giornalisti e per i cittadini controllare i contenuti di questo tipo di comunicazione non è  quindi così semplice a meno di non volere violare la privacy delle persone. Per vederci un po’ più chiaro sull’Ads via Facebook, ProPubblica, fondazione di giornalismo investigativo già vincitrice del Premio Pultizer sul data journalism, ha realizzato un tool online chiamato Facebook Political Ad Collector (funziona sia sul browser Chrome che su Firefox di Mozilla e si installa come estensione)  che consente agli utenti di Facebook di inviare automaticamente alla fondazione gli annunci politici che vengono visualizzati nella proprio bacheca (sul news feed). In questo modo i cittadini diventano loro stessi fonti di informazione.

 

A Pro Pubblica, così si legge sul sito, viene inviata l’ads che si riceve e non altre tipo di informazioni.   Si tratto quindi di uno strumento di corwdsourcing per generare inchieste partendo dalle informazioni che posseggono i cittadini. Questo strumento è stato lanciato durante  la preparazione alle elezioni parlamentari tedesche. A distante di tre mesi ProPubblica ha pubblicato una inchiesta che prende in esame il materiale che gli utenti hanno inviato. Secondo i giornalisti della fondazione, le pubblicità personalizzate non contengono solo messaggi di propaganda politica e fake news. Cliccando in alcuni casi l’utente ha scaricato malware e codici malevole che hanno infettato il Pc.

Qui trovate tutte le informazioni.

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http://projects.propublica.org/facebook-ads/